Marcelo Alvarez, per inseguire il mio sogno ho cambiato vita a trent’anni – Panorama 6 ottobre 2010

Marcelo Alvarez: per inseguire il mio sogno ho cambiato vita a trent’anni

di Mariella Boerci

Il 1°ottobre, sul palcoscenico del Teatro Regio di Parma, ha inaugurato il Festival Verdi con Il Trovatore, nei panni di Manrico, probabilmente il migliore della sua generazione, come hanno riconosciuto diversi critici.

Prima della prima lui promette, con la faccia, gli occhi, la voce e i gesti che già spariscono in quelli dell’eroe verdiano cui si appresta a dare vita per la cinquantesima volta:

«Sarà un Manrico che piacerà molto al pubblicoUn uomo che conquista lasciando affiorare i suoi sentimenti e non soltanto con l’aria Di quella pira…».

Del resto Marcelo Alvarez, 49 anni, argentino di nascita, ma da tre anni cittadino italiano, è ormai una delle star più importanti della lirica internazionale. Il suo calendario è già denso di impegni fino a tutto il 2015.

Una soddisfazione enorme per uno che è diventato tenore a trent’anni, contro un destino che lo chiamava ad altri compiti nell’azienda di famiglia, a Cordoba.

«Ho cominciato a cantare a 5 anni e ho studiato fino a 17: una passione che ho messo a tacere per un tempo infinito. Fino a quando, già laureato in economia e imprenditore nel settore dell’arredamento, ho compreso che non avevo alcuna vocazione per la vita che stavo facendo e che dovevo dare voce a quel sogno che esplodeva di nuovo dentro di me: il canto».

Così, ha venduto tutto…

Non avevo altra scelta. È stato Giuseppe Di Stefano a spingermi a farlo: «Studia e poi parti per l’Europa». Ho venduto tutto quello che avevo, anche lo stereo, e per due anni ho lavorato ogni giorno sulla voce, ho studiato le interpretazioni dei grandi tenori, da Beniamino Gigli a Luciano Pavarotti, ho imparato a fare maturare la mia voce, a cercare con calma i suoi colori. Sono arrivato in Italia nel 1994: io, mia moglie, due valigie. Ho vinto subito un concorso, due settimane dopo già cantavo alla Fenice di Venezia, dopo un mese al Carlo Felice di Genova; e dopo quattro anni, e i grandi teatri d’Europa in mezzo, ho debuttato alla Scala.

Niente gavetta, quindi.

No, e non mi spiego nemmeno io questa fortuna. Forse mi ha aiutato una certa audacia: da sconosciuto, non mi aspettavo di calcare tanto in fretta palcoscenici prestigiosi come il Metropolitan, il Covent Garden o la Scala, con i più grandi direttori d’orchestra del mondo.

Che cos’è per lei il successo?

Uno stimolo. Io vado in palcoscenico con le stesse paure di quando ho cominciato, le stesse preoccupazioni delle prime recite. Sarà che ho cominciato tardi e la maturità mi tiene con i piedi per terra, ma non mi sento arrivato. Lo penserò, forse, quando lascerò le scene.

Mi dica un sogno proibito.

Non ne ho. Ho cantato di tutto nei più grandi teatri del mondo; per di più, faccio quello che sono e viceversa. Non saprei proprio che cosa chiedere ancora.

Mercoledì 6 Ottobre 2010