Marcelo Alvarez, dalle Ande all’Arena di Verona – Corriere della sera – eventi – agosto 2010

Marcelo Alvarez, dalle ande all’arena di Verona

Eventi

Italia / i Protagonisti della Lirica

Marcelo Álvarez, dalle Ande all’Arena di Verona

Torna nella città scaligera con il Trovatore di Verdi la star internazionale naturalizzata italiana. E dice: “Se volete riscoprire le migliori qualità dell’Italia andate in Argentina”

PER SAPERNE DI PIU’

La stagione lirica è l’occasione per un fine settimana nella città scaligera all’insegna della musica e del relax, approfittando dei tanti pacchetti che uniscono alle serate in Arena visite alla città e degustazioni di vini

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Un Trovatore col tango nel sangue

Essere nati in Argentina, avere sangue spagnolo, ma sentirsi da sempre italiani. Marcelo Álvarez, uno dei più importanti tenori a livello internazionale, da 15 anni ha scelto di vivere in Italia e non nasconde il suo amore per il Belpaese (“vivere qui è come essere a casa mia in Argentina”). Ha appena debuttato, e resterà in cartellone per tutto agosto, nei panni di Manrico, nel Trovatore allestito da Franco Zeffirelli per l’Arena di Verona.

Si sente più argentino o più italiano?

Mi considero italiano, ma non solo perché da tre anni ho la cittadinanza. Anche se sono uno dei pochi argentini che non ha nemmeno una goccia di sangue italiano, la cultura in cui sono cresciuto è la vostra. In Argentina siamo tutti italiani e lo dimostra il fatto che gesticoliamo e parliamo spagnolo con accento italiano. Spesso mi chiedono se ho sofferto il cambiamento dall’Argentina all’Italia. Ma quale cambiamento? L’Argentina è l’Italia. Per noi venire qui è come tornare dai nostri genitori. È ritrovarsi nelle nostre abitudini: il pranzo della domenica in famiglia, l’uso di alcune espressioni, la familiarità di certe ricette. E in fondo la Carrà lo diceva già molti anni fa:“l’Argentina è qui”.

Zeffirelli ha detto che l’opera ha il potere di “farci volare sopra il globo e atterrare accanto a personaggi leggendari”. L’opera quindi come viaggio?

È sicuramente viaggio dell’anima, ma anche viaggio reale. Il pubblico dell’opera ha semprele valigie in mano – come noi cantanti – e insegue i suoi idoli intorno al mondo, ricerca i nuovi allestimentied esprime affetto per gli appuntamenti ormai tradizionali come il Festival dell’Arena. L’opera è un viaggio nell’arte, ma anche nelle culture, un perenne viaggio all’interno della natura umana, al di là delle differenze e delle divisioni.

Ma il turismo operistico non è un po’ da ricchi?

Per niente. Conosco molte persone, soprattutto giovani, che visitano anche tre Paesiin un mese, scendono in pensioncine di periferia, prendono il treno o l’autobus invece che l’aereo, insomma viaggiano low cost pur di inseguire Verdi o Puccini. E l’Italia è una meta tra le più importanti per questo tipo di turismo. Anche se spesso, purtroppo, le cose sono lasciate “all’amore di Dio”, senza un vero investimento in questa risorsa, che potrebbe davvero essere uno dei fiori all’occhiello italiani.

Tra uno spettacolo e l’altro, dove passa le sue vacanze? Consigli per i nostri lettori?

Adoro Londra, Valencia, Parigi, Vienna. Ma le vacanze le faccio spesso in Sardegna. Sono innamorato della costa sud, delle sue spiagge bianche, come quella di Chia. Ci vado perché mi ricorda la mia terra: tranquilla, luminosa, a tratti arida. Quando si viene in Argentina, generalmente si visitano Buenos Aires e la Terra del Fuoco, ma io consiglio anche un’altra meta: Cordoba, nell’Argentina centrale, ai piedi della catena montuosa di Sierras Chicas. Il paesaggio è stupendo ed è, ovviamente, il paradiso per chi ama la carne, l’asado. Ma anche le empanadas, piccoli panzerotti di carne e verdura, sono un delirio di piacere. Quando torno faccio scorpacciate di locro, un minestrone di zucca e mais bianco. I ristorantini migliori si trovano aCerro de las Rosas, dove sono nato. È un quartiere storico ricco di antichi edifici coloniali, dove di sera inizia una movida divertentissima, ma lontana dagli eccessi di Buenos Aires.

Veniamo alle ormai stranote “pistole alla tempia”. A questo punto: Italia o Argentina?

L’italiano si è messo una maschera: quella seriosa dell’uomo che lavora, chiuso in se stesso. Si è dimenticato il tempo in cui si lasciavano le porte aperte, per gli amici, a qualsiasi ora, così come facevano gli italiani d’Argentina. Ora che c’è la crisi, gli italiani non stanno mostrando il loro lato migliore. Gli argentini, nonostante la brutta crisi economica del 2001, non hanno mai smesso di essere autoironici. Anzi, davanti alla preoccupazione ci siamo riscoperti più uniti, più aperti. E questa è la nostra eredità italiana, il dono più grande che ci avete fatto. Ora tocca a voi italiani riscoprire il vostro buon Dna. Vi ho conosciuti 15 anni fa, so come siete realmente e aspetto di ritrovarvi così: è solo questione di tempo.

Massimiliano Jattoni Dall’Asén