33 Opere in 15 anni – Roberto Tirapelle – Mediarte News- 27 -8-2010

MARCELO ALVAREZ: 33 OPERE IN 15 ANNI

Nei ruoli di Don José e Manrico all’Arena di Verona

Continuano le recite de Il Trovatore di Giuseppe Verdi, ultimo titolo dell’88° Festival Lirico a debuttare sul palcoscenico areniano. Ritorna nell’edizione di Franco Zeffirelli del 2001, con direzione e scene del grande regista fiorentino ed i costumi di Raimonda Gaetani.

Nel cast stellare previsto dal cartellone (Sondra Radvanosvsky-Anda-Louise Bogza/Leonora;Dmitri Hvorostovsky/Il Conte di Luna), la presenza del tenore Marcelo Alvarez nel ruolo di Manrico. E’ un artista che, nella sua splendida carriera, cerca continuamente i principi del “bel canto”, della qualità della voce, della modulazione del volume, dell’espressione.

Affezionato dell’Italia, lo abbiamo incontrato per alcune domande.

Maestro, Lei ormai ha frequentato tutti i più grandi teatri del mondo e da molti anni ha scelto di vivere in Italia. Si sente così bene nel nostro Paese?

Ormai sono diventato italiano, ho passaporto italiano, ho un figlio italiano. Mi sono stabilito quindici anni fa in Italia, ho fatto degli investimenti, ho deciso di restare.”

Nel programma del Festival Areniano di quest’anno, Lei ha affrontato ben due ruoli in due diverse opere: Don José in Carmen e Manrico ne Il Trovatore. Tenendo presente il suo impegno in tutte le recite de Il Trovatore, in quale ruolo si è misurato meglio in Arena?

Non ho particolari difficoltà a cantare nei due ruoli. Un personaggio è di Bizet, un altro è di Verdi. Un compositore francese, un compositore italiano. Entrambi, poi, non sono personaggi eroici ma romantici. Per me la vicenda di Manrico è bellissima. Manrico è un ragazzo pieno di umanità che vuole difendere la madre. E’ un eroe umano.”

Lei è considerato il “tenore” che il pubblico ama quando va a vedere un’opera del bel canto. Sa che nel recente passato noi, ad esempio, abbiamo avuto in questo senso un artista come Luciano Pavarotti. Si sente ispirato al suo “modello” oppure ha altri modelli a cui aspirare?

Fin da giovane a Còrdoba ascoltavo per ore Pavarotti e mi sono fatto un’idea precisa del suo canto, studiandone, inoltre, i sovracuti. Per me, Luciano, è stato un grandissimo sostegno. Poi ho imparato molto anche da Di Stefano e ho seguito il suo consiglio: ‘lascia tutto e parti per l’Italia’. Sono stato sempre ammirato anche da Alfredo Kraus, dal grande tenore verdiano Carlo Bergonzi, e da un mio mito quale Beniamino Gigli, con i suoi deliziosi pianissimi. E da Tito Schipa.”

Maestro, tra gli altri suoi lavori, quello discografico dedicato a Carlos Gardèl e al Tango Argentino, “Màrcelo Alvarez sings Gardèl”. Vista la Sua predilezione per l’Italia e il seguito dei suoi fans, potrebbe pensare ad un progetto sul repertorio della canzone tradizionale italiana? Le farebbe piacere?

Certamente sarebbe un grande piacere. Io ho la fortuna di avere già al mio attivo un repertorio di 33 opere in 15 anni. Potrei dedicarmi, come ho fatto per Gardél, ad un progetto sulla canzone napoletana o su un altro genere importante italiano.”

Ho riscontrato che in questo Trovatore all’Arena c’è un cast in cui siete molto affiatati. Verso fine anno, Lei ritornerà al Metropolitan per la stessa opera, con la regia di McVicar e la direzione di Marco Armiliato. Ha trovato un buona lunghezza d’onda con questo direttore italiano?

Armiliato è meraviglioso. E’ un direttore che ti lascia cantare, non si limita a dirigere l’orchestra nelle sole parti strumentali e vantarsi di come può essere bravo. Riesce a darti la libertà di respirare e, con il respiro, il canto. Come altri direttori quali Oren, Pappano, Luisotti, ed altri ancora…”.

Ritornerà in Arena il prossimo anno? Aida o La Bohème potrebbero interessarLe come repertorio?

Io sono orgoglioso di cantare in Arena anche se talvolta soffro il caldo afoso. Ho un calendario di recite molto impegnativo il prossimo anno e desidero prendermi anche un po’ di vacanze. Però mi piacerebbe esserci per La Bohème. Mi interesserebbe affrontare anche Romeo e Giulietta che sto studiando da alcuni anni. Se il pubblico mi segue, ci appassioniamo insieme. Quando canto sento il suo respiro e sono disposto a dare il sangue, mi ritrovo un torero.”

(intervista raccolta da Roberto Tirapelle)